Sambuca fu fondata dagli Arabi intorno all'830 e prese il nome, secondo la tradizione popolare, dall'emiro Zabut, il quale costruì una fortezza nella parte alta dell'odierno paese donata poi, nel 1185, da Guglielmo II alla chiesa di Monreale.

Fra il XVI e XVII secolo Zabut fu interessata da un fermento edilizio che proseguì fino al XIX secolo: si costruirono nuovi quartieri con palazzi nobiliari, chiese, conventi, l'ospedale, l'orfanotrofio.

Dall'800 fino al 1928 il paese venne chiamato Sambuca Zabut, e dopo il '28 diventò Sambuca di Sicilia.

Il corso Umberto I è l'asse principale del paese; all'inizio della strada è il Teatro Comunale, costruito fra il 1848 e il 1851, con tre ordini di palchi.

Il corso Umberto è delimitato da bei palazzi quasi tutti recentemente restaurati in alcuni dei quali si aprono archi sotto cui passano strade.

Molto bello, ad esempio, il palazzo Beccadelli, in origine dei marchesi della Sambuca, che includeva in un intero isolato la chiesa di S. Sebastiano e l'ospedale Pietro Causo del '500; di fronte spicca la facciata in tufo di palazzo Campisi, del '700.

Poco oltre si trova la chiesa del Carmine, oggi santuario della Madonna dell'Udienza, edificata nel 1530 e rimaneggiata nel XIX secolo; all'interno meritano attenzione una statua in marmo attribuita ad Antonello Gagini e un crocifisso ligneo del '600.

Nella parte alta il corso Umberto è scavalcato dal palazzo del Municipio, sorretto da un doppio arco monumentale nel cui pilastro centrale si apre il portone sormontato da un orologio.

Superato l'arco del Municipio il corso diventa via Belvedere; svoltando a sinistra in largo S. Michele si trovano affrontati la chiesa omonima e il palazzo Panitteri.

Quest'ultimo ha forma quadrangolare e un vasto cortile interno con scala in stile catalano; il  portale d'ingresso è sovrastato da un balcone con ringhiera panciuta e da uno stemma. All'interno del palazzo, in restauro, era allestito un piccolo museo delle cere che ricostruiva il salotto politico-letterario sambucese dell'ottocento animato da personaggi quali Francesco Crispi, Vincenzo Navarro, Gerge Sand.

Ritornando in via Belvedere, si incontra sulla sinistra la piazza Navarro nella quale si apre un arco che immette nei vicoli saraceni, i cosiddetti vaneddi, un intrico di viuzze e cortili acciottolati che sono un perfetto esempio di urbanistica islamica.

Fra i vicoli, in via Fantasma, si trova la chiesa del Rosario, della fine del '500, col sagrato in ciottoli bianchi e neri che compongono lo stemma domenicano.  La via Fantasma conduce alla maestosa chiesa Madre, edificata su una parte del castello di Zabut e sulla precedente chiesa di S. Pietro, del XV secolo.

Trecentesco il portale d'ingresso, proveniente forse da una chiesa di Adragna, borgo fondato dagli Arabi oggi frazione di Sambuca.

Particolare è la guglia del campanile, rivestita da maioliche verdi e gialle che formano fasce orizzontali a zigzag e sorretta da grandi foglie scolpite nel tufo.

Gravemente danneggiata dal terremoto del '68, la chiesa è oggetto di lavori di restauro. La via Belvedere si conclude con il terrazzo Belvedere o Calvario, realizzato nell'800 sugli inizi del castello di Zabut per la crocifissione del Venerdì Santo.

Nella valle del fiume Carboj sottostante Sambuca si estende il grande bacino artificiale del lago Arancio, sulle cui sponde si trovano i resti del fortino arabo di Mazzallakkar, sommerso per sei mesi l'anno dalle acque del lago.

Fuori paese si trovano un antico casale arabo e la quattrocentesca chiesa di San Vito.

Recenti campagne di scavo nella zona di Adranone hanno portato alla luce un importante sito archeologico costituito dai ruderi di una città fondata dai selinuntini nel IV secolo a.C., la cui struttura porta i segni anche di dominazioni successive.

Di grande interesse sono anche i resti di un antichissimi villaggio dell'età del ferro datato intorno al XIII secolo a.C.

Un piccolo antiquarium offre al visitatore la possibilità di conoscere in modo più approfondito il grande patrimonio storico di questo territorio.